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Il risarcimento danno per infortunio durante il servizio militare

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Sanzione disciplinare della censura per violazione dei doveri di tempestività dell'informazione all'autorità giudiziaria su atti di P.G

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    Giovedì, 23 Gennaio 2014 15:23
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L'allievo carabiniere/maresciallo riammesso nell'arma dei carabinieri

Scritto da Piero Antonio Cau. Posted in Giustizia Amministrativa

 

Lo scorso ottobre nella camera di consiglio del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia si è pronunciata la
sentenza per la riammissione di un Allievo Carabiniere Allievo Maresciallo, seppur non avendo ancora maturato l’anzianità prevista per il conseguimento della promozione a Carabiniere, cui è subordinato il riconoscimento del beneficio previsto dalla disposizione in materia. Infatti, la controversia instaurata dal ricorrente riguardava l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia della nota prot. n. M_D GMIL 0753725, datata 04/07/2013, del Ministero Della Difesa - Direzione Generale per il Personale Militare - I° Reparto 1^ Divisione 5^ Sezione, con la quale è stata rigettata l'istanza presentata dal sig. P. A. lo scorso giugno 2013, volta ad ottenere la riammissione in servizio dello stesso, ai sensi dell'articolo 961 del Decreto Legislativo n. 66 del 15 marzo 2010.

Pertanto, il Collegio ritiene di potere adottare la tipologia di provvedimento decisorio di cui all’art. 60 d. lgs. 2 luglio 2010, n. 104, in ragione della ritualità delle modalità di instaurazione del contraddittorio e della completezza dello stesso, nonché della superfluità di ulteriore istruzione della causa (considerato che la controversia verte su unica questione di diritto, i cui presupposti fattuali sono stati documentati in atti) e comunque dell’assenza delle cause ostative previste dal citato art. 60.

La pretesa dedotta in giudizio concerne l’istanza di riammissione del ricorrente, già appartenente all’Arma dei Carabinieri, e posto in congedo, a richiesta, a far data dal 26 gennaio 2009.
L’amministrazione ha respinto l’istanza di riammissione in servizio dell’odierno ricorrente per difetto dell’anzianità necessaria, prima del congedo, per il conseguimento della promozione a carabiniere: requisito che a dire dell’amministrazione condizionerebbe l’assentibilità dell’istanza medesima.
Per una migliore intelligenza della questione va chiarito in fatto che l’odierno ricorrente: dal 23 giugno 2003 al 13 gennaio 2006 ha prestato servizio quale Ufficiale (sottotenente, quindi tenente) dell’Arma dei Carabinieri, in qualità di ausiliario del ruolo speciale; dal 2 ottobre 2008 al 12 febbraio 2009 ha partecipato, in qualità di vincitore del relativo concorso, al tredicesimo corso biennale per Allievi Marescialli nel ruolo Ispettori dell’Arma dei Carabinieri (cessandone a seguito dell’accoglimento dell’istanza di proscioglimento dalla ferma volontaria, presentata per gravi motivi familiari).

Successivamente, nel giugno 2013, venute meno le ragioni che avevano determinato il proscioglimento, il ricorrente presentava l’istanza di riammissione respinta con i provvedimenti impugnati, i quali, come accennato, sono motivati nel senso che “l’articolo 961 del decreto legislativo 15 marzo 2010 n. 66 nel caso di specie non può trovare applicazione, in quanto al momento del proscioglimento la S.V. rivestiva il grado di Allievo Carabiniere Allievo Maresciallo, non avendo ancora maturato l’anzianità prevista per il conseguimento della promozione a Carabiniere, cui è subordinato il riconoscimento del beneficio previsto dalla disposizione di cui sopra”.

Sempre in via preliminare va chiarito che, sulla base delle risultanze in atti, appare incontestato fra le parti: - che la riammissione del ricorrente non comporterebbe alcun aggravio economico per l’amministrazione, in ragione della previsione di spesa che lo riguarda fin dal 2008, a seguito dell’accesso al corso formativo; - che il ricorrente, successivamente al proscioglimento dalla ferma, non è stato sostituito da altro candidato (onde non è interessata la vicenda della graduatoria scaturita dalla procedura concorsuale); che il ricorso non investe il profilo generale della individuazione dei requisiti per la riammissione, rispetto all’interpretazione di tali requisiti data dall’ amministrazione: ma – in ragione del carattere dirimente della relativa censura - la ricognizione in fatto degli specifici requisiti in capo all’odierno ricorrente, all’esito del peculiare percorso di servizio del medesimo, e la qualificazione degli stessi agli specifici fini relativi alla valutazione dell’istanza di riammissione.

Con il secondo motivo di ricorso, la cui rilevanza appare al Collegio assorbente (in quanto direttamente inerente la pretesa sostanziale), il ricorrente deduce “Violazione e falsa applicazione dell’articolo 961 del decreto legislativo n. 66 del 15 marzo 2010. Violazione e falsa applicazione dell’art. 768 d. lgs. 15 marzo 2010, n. 66.

Violazione e falsa applicazione dell’art. 20 del bando di concorso, per titoli ed esami, per l’ammissione al 13° corso biennale (2008-2010) di 350 allievi marescialli del ruolo ispettori dell’Arma dei Carabinieri. Eccesso di potere per travisamento dei fatti ed ingiustizia manifesta”.

 

La censura è fondata poiché, in disparte la legittimità o meno della tesi esegetica rappresentata nella richiamata
motivazione del provvedimento impugnato (che non appare neppure oggetto di contestazione), in punto di individuazione dei requisiti per la riammissione ciò che appare dirimente è che tale motivazione appare viziata dai profili di illegittimità denunciati nel motivo in esame, relativi alla mancata considerazione dei peculiari profili fattuali della fattispecie.
Volendo, infatti, convenire sulla necessità del possesso del grado di carabiniere ai fini della riammissione, l’amministrazione non ha tuttavia considerato che l’odierno ricorrente, ancor prima di partecipare alla procedura selettiva per allievi marescialli, e di accedere al relativo corso formativo, aveva ottenuto il grado di tenente. Conseguentemente, ai sensi dell’art. 768 del d. lgs. 15 marzo 2010, n. 66, nonché ai sensi dell’art. 20 del bando di concorso della richiamata procedura selettiva (decreto n. 180, versato in atti in stralcio), l’allievo, già ufficiale in ferma prefissata, accedeva ex lege al corso di allievo maresciallo con il grado di carabiniere.

Poiché tale inquadramento discende direttamente da una previsione normativa, in presenza del richiamato – ed incontestato – presupposto fattuale (l’essere stato ufficiale in ferma prefissata), ne consegue che il positivo riscontro di tale circostanza non richiede l’esistenza – almeno in sede di valutazione del percorso di servizio ai fini della riammissione – di un previo provvedimento attributivo del grado da parte dell’amministrazione.

La ratio della disposizione in esame ha infatti riguardo alla perimetrazione dei requisiti per la riammissione da un punto di vista sostanziale, in termini di individuazione di una pregressa permanenza minima nell’Arma (tale da raggiungere almeno il periodo necessario per l’attribuzione del grado di carabiniere).
L’incompleta considerazione fattuale della fattispecie dedotta, i cui elementi erano stati peraltro rappresentati sia in sede di istanza di riammissione che in sede di istanza di autotutela, ha del resto condotto l’amministrazione ad un' applicazione dell’invocata disposizione non solo contraria al paradigma normativo regolante la fattispecie medesima, ma anche del tutto paradossale, e contraria alla lettera e allo spirito della disposizione in parola: in esito alla quale l’odierno ricorrente, che ha complessivamente prestato oltre trentacinque mesi di servizio nell’Arma dei Carabinieri (di cui oltre ventisette da ufficiale), e che ha dunque nell’Arma un percorso di servizio di gran lunga superiore a quello minimo richiesto per l’attribuzione del grado di carabiniere, non si vede riconosciuto un grado inferiore a quello a lungo posseduto (e mai perduto, se non per congedo e proscioglimento a domanda).

E’ appena il caso di precisare che l’eventuale (ed erronea) mancata attribuzione formale al ricorrente del grado di carabiniere all’atto dell’inizio del corso di allievo maresciallo, come previsto dalla norma sopra indicata per gli ex ufficiali, non può ridondare ex post in danno del medesimo: non foss’altro perché, come si è accennato, tale attribuzione discende, in presenza dell’inequivoco presupposto fattuale qui riscontrato, direttamente dal dettato legislativo, e dunque la relativa produzione degli effetti non necessita – almeno ai fini che qui vengono in rilievo: trattandosi della mera ricognizione di uno status professionale, e non dell’attribuzione di un inquadramento - di un provvedimento dell’amministrazione avente natura costitutiva.

Diversamente opinando, a paradosso si aggiungerebbe paradosso: facendosi seguire ad una incompleta valutazione del percorso di servizio del ricorrente, l’attribuzione al medesimo del peso delle conseguenze di un errore della stessa amministrazione in sede di inquadramento all’atto del corso formativo.
Ne consegue che l’odierno ricorrente, avendo pacificamente diritto ab initio (fin dall’ammissione al corso per l’accesso al ruolo degli Ispettori dei Carabinieri) all’attribuzione del grado di carabiniere, possiede il requisito sostanziale alla cui verifica la stessa amministrazione subordina la riammissione in servizio.
Il riscontro della fondatezza della censura sopra esaminata, nei sensi precisati, determina l’accoglimento della stessa e, assorbito quant’altro, l’annullamento dei provvedimenti impugnati e pertanto la prima sezione del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia definitivamente pronunciando sul ricorso, lo accoglie, e per l’effetto annulla i provvedimenti impugnati.
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